Con il termine biomassa si indicano sostanze di origine vegetale e animale, provenienti da scarti di lavorazione agricola, residui zootecnici, residui e prodotti del legno, colture energetiche specifiche, o infine dalla produzione di rifiuti e biogas a scopo di combustione.
Si tratta di fonti neutre per le emissioni, dato che il carbonio emesso durante la combustione equivale a quello immagazzinato nella loro crescita.
Con il termine bioenergia ci si riferisce invece alle tecniche attraverso cui la biomassa è prodotta, raccolta, convertita e impiegata come fonte energetica. Esistono varie modalità di conversione della biomassa, che danno origine a combustibili solidi, liquidi o gassosi. Tali combustibili possono essere impiegati per tutte le necessità energetiche: calore, elettricità e trasporti.
Attualmente la biomassa è la fonte rinnovabile maggiormente utilizzata a livello mondiale, anche se spesso in maniera povera ed inefficiente nei paesi in via di sviluppo, ma ha le potenzialità per provvedere in buona misura al fabbisogno energetico mondiale dei prossimi decenni, contribuendo a stabilizzare le emissioni di anidride carbonica e di altri gas responsabili dell’effetto serra.
I vantaggi della bioenergia
- Le biomasse sono disponibili diffusamente e in grandi quantità
- Riducono la dipendenza dall’importazione di fonti di energia e favoriscono perciò la sicurezza degli approvvigionamenti
- Contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici
- Presentano un considerevole potenziale nel lungo periodo, soprattutto se i residui saranno opportunamente valorizzati e si creeranno colture “dedicate”
- I biocombustibili sono generalmente biodegradabili, atossici, possono essere immagazzinati facilmente e usati per produrre energia solo quando occorre
- Rappresentano un’importante opportunità per creare occupazione in aree rurali e tra le piccole e medie imprese, favorendo in tal modo lo sviluppo delle comunità locali